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Blogger: BiancoBi
Inciampo spesso sull'ombra mia; è ché non mi va di calpestarla, mica altro.

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Tenendo il conto

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martedì, 05 agosto 2008

Sembra triste ma non è

Cammino con le buste della spesa che fanno male alle mani.

Incrocio una signora dal volto di porcellana e un ragazzo con le scarpe argentate.

Il resto è asfalto, platani, macchine che sfrecciano, polvere che si alza, rumore.

Il cielo d'un azzurro chiaro sembra il velo di certe madonne dipinte.

Allora mi chiedo cosa ci faccio qui, in questa città di provincia con cui non ho nulla da spartire, in cui ho una manciata di conoscenti e nessun amico né parente.

No, non credo sia per una borsa di studio da ottocento euro al mese come vado raccontando.

È che avevo voglia di scappare.

È che avevo voglia di allontanarmi.

È che volevo una stanza dalle pareti bianche per poterla colorare come volevo io.

È che avevo bisogno di piangere in una stanza vuota sentendo al telefono le voci familiari raccontare cosa mangeranno a cena.

Poi in questo distacco c'ho preso un certo gusto.

L'ho arredata davvero, la mia stanza.

Ho attaccato alla porta le cartoline e i biglietti del cinema, le locandine teatrali e i bigliettini dei ristoranti che mi piacciono.

Medito di dipingere un quadro rosso da appendere sopra il divano.

Gioco a scappare, poi invece mi tuffo.

Un'altra vita, un'altra città, un altro mare.

Magari anche un altro lavoro.

Guardo in alto, il cielo ormai s'è fatto scuro, respiro l'aria umida.

E volo.


postato da: BiancoBi alle ore 17:24 | link | commenti (5)
categorie: come sto, occhi spalancati, robe private
lunedì, 30 giugno 2008

Niente ventilatore, basta il vento

Il sapore delle cose è come i sogni: quando si prova a spiegarlo, a raccontarlo, tutto perde realtà.

Potrei raccontare il sapore di questa ciliegia concentrata, viene da un albero dimenticato al sole e sommerso dalle erbacce. Quel sapore potente che si sprigiona appena la polpa viene schiacciata dai denti.


ciliegiaMod

Potrei raccontare di sogni in cui cammino e cerco di consegnare una lettera ad un senatore, poi incontro Toni Servillo più affascinante che mai e mi innamoro di lui, quasi lo bacio, poi invece no; però sorrido mentre mi butto di schiena su un letto di piume, rimbalzo e i miei capelli lunghi si spargono intorno.

Inquadratura dall’alto.

Luce in sala, è ora di alzarsi.


Ho i capelli corti.

Pareti gialle, caldo ventilato, tanta luce.

Un piatto di spaghetti alle vongole, genitori sorridenti socializzano con il coinquilino portoghese di mio fratello.

Sul divano del dopopranzo leggo trenta pagine di un libro che ora voglio comprare.

Subito.

Poi cammino tra strade della moda, foto di coralli e occhi di pesce, sudo aspettando spaghetti al thè verde e salmone, poi metto a letto i genitori tra le mie lenzuola colorate.

Tutto è irreale, qui.

 

Titoli di coda: io cammino sola in un corridoio bianco cercando di chiudere porte che sbattono e si riaprono da sole, lampadine che si spengono e riaccendono a lampi, antifurti che suonano, tanto vento. Tromba d’aria su Milano, dicono oggi. Due ore dopo la curva spagnola festeggia la vittoria sotto la mia finestra e la voce di Amy Winehouse è coperta da una versione riveduta di “I love you baby” che inneggia a Fernando Torres (la la la lalaaa là).


postato da: BiancoBi alle ore 14:21 | link | commenti (5)
categorie: cose di casa, colours
martedì, 24 giugno 2008

Mondo sottacqueo e grandi avventure

"Sarebbe corsa di bocca in bocca la voce che il capo aveva la luna di traverso, il che non era esatto. A volte sono proprio i giorni in cui si è stati imbronciati, di cattivo umore, suscettibili, che si ritrovano poi nella memoria come i giorni più felici"
George Simenon, Maigret e i testimoni reticenti



Ho trovato nel mare due stelle marine, una mano da stringere e una banda di salpe con cui giocare a nascondino.
Non so più dove guardare ed i pesci brulicanti mi stordiscono.
Come una bancarella di libri usati in cui tra gli urania spunta una prima edizione di Simenon del 1948, mai ritradotta. Dieci euro. Così vedo mimetizzato tra le posidonie un pesce che somiglia ad uno scorfano, ma forse è capone.

Il tramonto del giorno più lungo poi l'ho festeggiato con pane, pomodoro, olive e acciughe.
Sulle spalle una borsa gocciolante acqua; la fretta, la calma, il mare che lava via tutto.


Poi c'è la risacca del lunedì, ma passerà, lo so, come un dente non tolto (il dentista stamattina non se la sentiva, ha rimandato a settembre - io ho ancora un dente in più e parecchio dolore in meno).

Te la stringo, quella mano che mi tiene, non risalgo certo senza di te.
Regola numero uno: NON SMETTERE MAI DI RESPIRARE (Open Water Diver Manual, PADI, 2007, p.23).

P.S. Ci avrei aggiunto anche una foto sottacquea, ma la memorycard se le è inghiottite tutte, mannaggia.
Qui sotto: un pesce (parecchio) mimetizzato.


PESCE




postato da: BiancoBi alle ore 01:51 | link | commenti (5)
categorie: colours, occhi spalancati
mercoledì, 04 giugno 2008

Il cielo bianco non mi spaventa più. Posso colorarlo io del colore dei fili

Gli occhi più chiari e i capelli più scuri, così riconosco la febbre.
Il dolore ti ricorda di avere ossa, nervi, trachea; parti solitamente mute ora ti parlano.
Tu no, non hai più voce.

Lo sai, in ogni momento ci sono persone che si amano, si odiano, si sparano, mangiano ciliegie, nascono, vanno per mare, cagano, camminano, annusano calzini, fanno un bagno, accarezzano un gatto, un cane, un cammello, un elefante, decidono di volere un figlio, innaffiano i vasi di terracotta sul balcone, dormono, ridono, scendono da un treno, giocano a pallone, si siedono in sala d’attesa e aspettano.
Male al dente.
Nausea.
Sorriso.

Poi ieri ho rivisto quel ciondolo.
Plastica argentata, consumata ai bordi, con due nappe di fili rossi sporchi di polvere scura.
L’ho avuto da Hammar, guidatore di taxi collettivi in una città tunisina.
L’amico a cui l’ho regalato lo ha appeso di nuovo sopra il comodino della casa in cui ha traslocato.
Allora non sono la sola a considerarlo prezioso.

Se ognuno portasse dietro un filo e lo intrecciasse con quello degli altri chissà se verrebbe fuori un centrino o solo un gomitolo intrecciato.

La sera stessa l’autista tunisino ha fatto squillare il mio telefono, chissà perché.

Mi converto al bokononismo, prima o poi.


postato da: BiancoBi alle ore 14:13 | link | commenti (3)
categorie: viaggio, come sto, incroci
martedì, 20 maggio 2008

Foglie di sedano

Spezzo un gambo di sedano e lo metto nel brodo, proprio come dice di fare quel cuoco in tv.

Il sedano si affloscia e fluttua, era più bello quando spuntava dal sacchetto del supermercato.

Mi piace andare in giro con il ciuffo del sedano che spunta dal sacchetto: non si immaginano le vaschette di plastica, i tetrapak e i piatti pronti surgelati, ma solo verdure sane e naturali.

Come ad un matrimonio in cui tutti sono vestiti a festa e sorridenti anche se hanno l’elastico delle mutande che stringe, un dolore sordo al ginocchio, le lenti a contatto secche e preoccupazioni inconfessabili, almeno non al matrimonio.

Ecco, il sedano è lo smalto rosa ballerina che ho steso sulle unghie, è la scarpa lucida col tacco e il tubino di seta.

Lo lavo. Lo mangio crudo, senza aggiungere sale né olio.

Ed è reale, non immaginavo neanche quanto.


postato da: BiancoBi alle ore 16:20 | link | commenti (6)
categorie: colours, occhi spalancati
mercoledì, 07 maggio 2008

Naso da clown, sguardo in alto

Due biscotti di meliga bussano, apriamo la porta.
A tavola mancano solo i bicchieri.
Guardiamo le luci riflesse su un mare immobile.
Carne cruda e cotta si alterna nei piatti con fave appena raccolte.
Il gatto brucia la coda strusciando sulle candele.

Intanto cantiamo insieme Tu scendi dalle stelle e pensiamo a come fare un fotoromanzo.
Ci si scioglie come cioccolato in un abbraccio ideale, a quattro voci (di cui una fuori dal coro).

Ci piace fare le fragole, stasera.


postato da: BiancoBi alle ore 02:13 | link | commenti (3)
categorie: incroci
venerdì, 02 maggio 2008

La vita è stronza e ci prende in giro

Anita è arrivata a Roma dopo una decina di ore di volo e due scali.

Il caldo appiccicava addosso il lenzuolino di cotone, lei dormiva in braccio a due sconosciuti, i genitori nuovi. La prima mamma l’ha fatta nascere e l’ha lasciata in ospedale.

Anita aveva due mesi, ma le due mani di mio padre affiancate bastavano a farle da culla, tanto era piccola. L’hanno messa nella carrozzina rossa in cui prima dormivo io.
Ed è cresciuta.

Ecco, le parole giuste non so trovarle.

Anita si ritrova con un bambino che cresce nella pancia senza accorgersene.
A giugno avrà la maturità, il parto a dicembre.
Non che lei lo voglia.
A meno che.

La parola aborto non si pronuncia, il ragazzo ha gli occhi spalancati e il sorriso ingenuo, lei sa di esser nata senza essere voluta.
E c’è una famiglia allargata che spalanca le braccia, in ogni caso.

Ma.

La vita è proprio stronza e ci prende in giro.
E certe scelte io non saprei prenderle e ho dieci anni in più.

T’abbraccio forte, comunque vada.


postato da: BiancoBi alle ore 12:07 | link | commenti (5)
categorie: occhi spalancati, robe private
martedì, 29 aprile 2008

Festeggiamenti chiusi, direi

alemanno sindaco di Roma mi fa proprio incazzare.
Punto.

postato da: BiancoBi alle ore 10:17 | link | commenti (3)
categorie: roma
venerdì, 25 aprile 2008

Si festeggia


Un anno fa ho deciso di tirar fuori un po’ di panni sporchi dai cassetti e di stenderli al sole, qui, a prender aria.
Le mie stanze private.
Un nome abbastanza scemo, Biancobi.

E poi qualcuno si è affacciato a guardare, ha lasciato anche un commento.
Qualcuno l’ho incontrato anche di persona, gli ho toccato le dita con cui batte sui tasti, l’ho guardato dritto negli occhi.
Con qualcuno si è diventati amici, con qualcun altro anche di più, quel che l’è.
E c’ho preso un certo gusto a riempire queste pagine.

Così.

 l15


Se fosse un diario scriverei di un sacco di cose.

Invece no, è un blog.

E per oggi basta così.

 

P.S. Il piede è mio, la foto no.


postato da: BiancoBi alle ore 16:01 | link | commenti (7)
categorie: incroci, venghino signori venghino
giovedì, 17 aprile 2008

Ancora treno (dove c'è casa)

In treno oggi mi sono addormentata.

Chissà che penserà questo qui davanti delle mie letture frivole e della mia valigia consumata; sembra un professore universitario, legge von Humboldt.

Magari poi è un cretino e non lo capisce cosa scrive von Humboldt.
Però, lo legge.

Le prime volte è così, il mezzo è nuovo, non si è abituati a tutti questi sguardi, all’odore del panino al salame di chissà chi, alla voce della signora che vuole raccontare a qualcuno del nuovo lavoro di suo figlio, al paesaggio fuori dal finestrino che è uno spettacolo per il solo fatto di esserci e di cambiare continuamente.

Poi quel sedile diventa sempre più familiare. Scopri che nel posto vicino al finestrino la bottiglietta d’acqua c’entra tra il sedile e la parete, che la borsa può stare sotto il sedile ma bisogna stare attenti alla polvere, che nel posto in corridoio verrai disturbato ogni volta che qualcuno passerà con una valigia grande o con un carrellino del minibar.
Ti accomodi con la schiena leggermente più curva, infili le cuffiette alle orecchie e ti rilassi fino al sonno.


Il biscotto della fortuna del ristorante cinese mi dice whetever you do is right.
Io non lo so, ma ci conto.

 

On Air:

Emily Loizeau - Je Ne Sais Pas Choisir

HaBanot Nechama - Hakol Kashura

Hanne Hukkelberg – Ease

Dil Chahta Hai - Woh Ladki Hai Kahan


postato da: BiancoBi alle ore 01:53 | link | commenti (11)
categorie: cose di treni